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Sabato 31 Lug 2010
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La Storia

Cenni storici.

San Calogero, venerato ad Agrigento, è una figura reale, nitida, autentica grandiosa e luminosa che continua a suscitare quei valori religiosi, morali e soprannaturali capaci di incidere profondamente nelle convinzioni e nelle aspirazioni nel nostro popolo tenuto conto che in questi 15 secoli trascorsi dalla sua esistenza terrena molti eventi infausti si sono susseguiti in questo territorio.

Il nostro Santo è nativo di Cartagine, tra il V o VI secolo, e di lui non si conoscono i trascorsi giovanili, ma di sicuro ebbe un'ottima istruzione di base che lo aiutò ad accrescere le sue conoscenze, con risultati eccellenti, nello studio della Bibbia, della medicina, della botanica e di altre scienze naturali.

Chiamato ben presto da nostro Signore per un suo preciso progetto fu affascinato dalla vita degli eremiti e si senti preso da quella solitudine piena di spirito di contemplazione , di penitenza e di serenità evangelica.

A seguito delle invasioni dei vandali-ariani, coincidenti in un periodo di persecuzioni cattoliche, maturò, con altri fratelli, l'idea di portare in altri lidi più benevoli la parola di Dio e così si imbarcarono e vennero in Sicilia.

Anche in questi posti non si viveva una esistenza tranquilla, infatti, Gregorio e Demetrio furono martirizzati e Calogero si ritiro in una grotta nelle cui vicinanze altri si rifugiarono e seguirono il nostro Santo nell'inserimento e la predicazione presso le popolazioni locali, ben presto altri si affiancarono ai monaci votandosi alla predicazione.

Ad imitazione del Cristo anche Calogero, pian piano, allargò gli orizzonti della sua azione pastorale e, sotto al guida di Dio, si spostava di contrada in contrada per predicare.

La tradizione agrigentina vuole che S. Calogero e i suoi confratelli tanto bene fecero al popolo nello spirito, con la predicazione, e nel corpo, con la conoscenza dell'arte medica.

Si vuole pensare che il Santo dimorò nelle grotte che esistevano nel luogo dove successivamente è stata edificata la Chiesa, certo è che di solito a quei tempi la devozione portava i fedeli a ricordare così questi benefattori.

Altra tenera tradizione ricorda come il Santo, durante la peste che imperversava in città, con l'aiuto dei suoi monaci allestirono un lazzaretto dove curavano e accudivano i malati.

Quando venivano a mancare gli alimenti il Santo andava in città a mendicare per sfamare i bisognosi e mentre girava per le strade supplicava i sani d'avere pietà per gli ammalati e così le imposte si aprivano e, sul mantello aperto del Santo, piovevano pane e generi di conforto.